Calcio e Finanza
·2. April 2025
Accusa di frode in Spagna, Ancelotti: «Volevo solo 6 milioni netti per tre anni»

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·2. April 2025
L’allenatore del Real Madrid, Carlo Ancelotti, ha dichiarato nel suo processo per due presunti reati fiscali di non aver mai pensato di frodare il Fisco, che né il club né i suoi consulenti lo avevano avvertito di eventuali irregolarità e che, da parte sua, si era limitato a negoziare uno stipendio netto. Sono questi i pilastri della deposizione dell’allenatore nei confronti delle accuse di frode fiscale per il primo periodo in panchina a Madrid, tra il 2013 e il 2015.
«L’unica cosa che mi interessava era ricevere sei milioni netti per tre anni e non mi sono mai reso conto che ci fosse qualcosa di sbagliato, né ho ricevuto alcuna comunicazione che la Procura mi stesse indagando», ha confermato. Ancelotti ha spiegato che è stato il Real Madrid a proporgli di ricevere parte del suo stipendio, in particolare il 15%, tramite la cessione dei diritti d’immagine. Su questo punto ha precisato: «A quel tempo lo facevano tutti i calciatori, anche il mio predecessore, Mourinho, aveva la stessa struttura, quindi mi sembrava abbastanza normale accettarlo».
Alla domanda sui suoi guadagni derivanti dalla cessione dei diritti d’immagine al Real Madrid, ha ribadito: «Quando il Real Madrid mi ha proposto questa soluzione, ho contattato il mio consulente inglese e poi non me ne sono più occupato, perché mi sembrava tutto corretto. Non pensavo potesse trattarsi di una frode, anche se, visto che sono qui, probabilmente le cose non erano così corrette», ha aggiunto.
Durante l’udienza, gli è stato anche chiesto perché il Real Madrid gli avesse proposto questa formula: «Può essere che avesse dei vantaggi a livello fiscale, non lo so, a me interessava ricevere l’importo netto». La prima volta in cui ha pensato che potesse trattarsi di una frode è stata nel 2018, quando è stata avviata l’indagine; ha ribadito di aver avuto fiducia nel suo consulente inglese.
Ancelotti ha ammesso che Vapia Limited, l’entità a cui ha ceduto i suoi diritti, era una “struttura” creata per ricevere «il 15% del suo stipendio», corrispondente ai diritti d’immagine, anche se ha dichiarato di non ricordare i dettagli dei contratti firmati, attribuendo tutta la gestione al suo consulente. Ha anche negato di avere conoscenza di un trust, così come di altre società su cui il pubblico ministero gli ha chiesto informazioni. «Mi sta chiedendo qualcosa che non conosco», ha risposto più volte.
Il processo proseguirà nella giornata di domani, giovedì 3 aprile, quando si prevede che il caso venga chiuso e rimesso al giudice per la sentenza.
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