Tonali: “Le scommesse erano normalità a 17-18 anni. Mai accettata l’Inter” | OneFootball

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·26. Februar 2025

Tonali: “Le scommesse erano normalità a 17-18 anni. Mai accettata l’Inter”

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Lunga intervista per Sandro Tonali alla Repubblica per parlare dei primi passi nel calcio, dell’avventura al Milan e soprattutto del problema che ha messo il ragazzo al centro delle notizie del 2023, ovvero la ludopatia.

Queste le sue parole a Enrico Currò:


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“No, non è esagerato parlare di una prima e di una seconda vita. Il mio stile di vita era negativo. Ero chiuso con tutti e questo mi faceva cambiare comportamento: anche con le persone che mi volevano bene e alle quali volevo bene. Ero così sia al campo di allenamento sia a casa, con amici e familiari. Oggi, per fortuna, sono diverso”, dice di sé Tonali. Che racconta come si avvicinò, da ragazzo, al gioco: “Non ricordo la prima scommessa. È diventata un’abitudine a 17-18 anni. E la normalità quando ha cominciato a prendermi tanto tempo.

Il fatto che fosse online mi oscurava da tutto, mi chiudevo nel mio guscio. Se ho mai avuto la consapevolezza che stesse diventando una dipendenza? Credo in realtà di non averla mai avuta. Quando una persona si ritrova in una situazione del genere, è difficile chiederle se è malata. Ti dirà sempre di no. Anche se sente che non è così. Non può pensare di avere quel problema, quindi tende a nasconderlo”.

Nell’intervista ad U La RepubblicaSandro Tonali ricorda altri passaggi importanti, soprattutto quelli legati alla risoluzione di questo problema: “Nei mesi lontano dal campo ho passato tanto tempo con lo psicologo. Il suo lavoro era farmi capire come ci ero caduto. Di solito lo si capisce nel momento in cui si perde qualcosa: famiglia, lavoro, stipendio. Invece nel mio caso la disponibilità economica non mi ha fatto accorgere della serietà della cosa. È stato un lavoro di recupero difficile. Non potevo prendere farmaci specifici, perché col 95% di quelli sarei risultato positivo all’antidoping, così è stato tutto un percorso mentale: durato mesi, con psicologo e psichiatra. Nei primi due mesi ero staccato da tutti, poi rientrando nella vita, allenandomi tutti i giorni senza avere la partita, ho capito che pagavo per quello che avevo fatto”.

Com’è iniziata l’avventura in Inghilterra per Tonali

Fondamentale – secondo il racconto dell’ex giocatore del Milan – il passaggio in Inghilterra e l’aiuto dell’ambiente del Newcastle: “Compagni e allenatore mi hanno sempre tenuto dentro, come staff e dirigenza. I tifosi del Newcastle e quelli avversari non mi hanno mai giudicato. Qui rispettano i problemi di tutti, non calcano la mano e cercano di aiutarti. L’aiuto più grande me l’hanno dato il professore Gabriele Sani, primario del reparto di psichiatria dell’ospedale Gemelli di Roma, i miei familiari, Giulia, Andrea Romeo e la sua famiglia che sono qui accanto a me, i miei procuratori Marianna Mecacci e Giuseppe Riso. Questa situazione ha rinsaldato il rapporto.

Come sono stati i primi mesi della squalifica? Il primo mese ero in viaggio tra Italia e Inghilterra. Non ho mai sfiorato la depressione, perché ho lavorato subito su me stesso. Tre colloqui a settimana online e uno in presenza ogni mese. Non ne ho saltato uno. Si parlava sempre del giorno prima, con tre lavori specifici: uno sulla mia persona, l’altro sul gioco d’azzardo e l’ultimo era il compendio. I 16 incontri organizzati dalla Figc li ho fatti in Italia: dopo i primi 6 mesi della squalifica, sono stato a Bari, Roma, Firenze, Milano, Verona”.

Di cosa si parlava in questi incontri? Questa la risposta ad U La Repubblica di Sandro Tonali: “Incontravo i giovani delle squadre e gli staff. Dai ragazzi ho ricevuto domande come chi sia il giocatore più forte contro cui hai giocato. Gli adulti ti chiedono i motivi per cui arrivi a fare certi errori. Nelle scuole calcio volevano conoscere il mio segreto per sfondare e io so che non serve essere solo bravo: a mille ragazzi talentuosi capita di perdersi.

L’incontro più emozionante? A Newcastle, in una fabbrica che produce coperture per i tubi del gas nell’oceano. Ci sono andato perché in Inghilterra il gioco d’azzardo è molto diffuso. C’è stato chi mi ha detto, a diversi mesi dalla squalifica: “Ho smesso di scommettere per quello che è successo a te”. Erano ludopatici da anni. Un italiano mi ha raccontato che un dipendente guadagna 2000 sterline al mese, ma a volte ha bisogno di fare gli straordinari per mantenere la famiglia: butta troppi soldi nel gioco”.

L’argomento scommesse si chiude con una riflessione se Tonali si senta ora un modello per gli altri: “Un ludopatico non ne parla, ma se si sblocca poi riesce a impegnarsi. Parlare è la cosa più difficile. Non riuscirai mai a farti vedere come un perdente, ma l’unico vero aiuto è aprirsi. Il Sandro di oggi è uno che riesce a parlare con tutti: con chi ha bisogno di aiuto e con chi non ne ha. Una persona più disponibile e generosa. Non più solo dentro il campo”.

Sul legame con il Milan e il no all’Inter

Infine, la chiacchierata con Enrico Currò si sposta sul suo passato da calciatore, che non può non toccare il passaggio sfiorato all’Inter e il suo legame col Milan: “Mi è capitato di pensare a quando potevo andare all’Inter. Non l’ho mai accettato: non perché non sia una squadra forte, ma non mi reputavo felice al 100%. Ogni giorno se ne parlava. Sentivo il mio procuratore e i dubbi erano grandi. La montagna che non volevo scavalcare. La chiamata di Paolo Maldini ha cambiato tutto, mi ha fatto felice e ho detto: “O vado al Milan o resto al Brescia”. Me l’ha trasmesso mio papà, questo legame col Milan. Facevo colazione con la tazza rossonera di Gattuso e quando si è rotta ho costretto mia mamma a sistemarla pezzettino per pezzettino. Quando il trasferimento si è concretizzato, ho chiesto a Rino il permesso di indossare la sua n° 8”.

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