Drava, la denuncia shock di Petar Bandic: “Trattati come animali” | OneFootball

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·3 April 2025

Drava, la denuncia shock di Petar Bandic: “Trattati come animali”

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Petar Bandic, giovane attaccante del Drava, ha scosso l’Europa con una denuncia sui social riguardo alle disumane condizioni di vita in cui è stato costretto a vivere in Slovenia.

Drava, la denuncia shock di Petar Bandic: “Trattati come animali”

Bandic, 25 anni e con passaporto bosniaco e croato, ha deciso di rendere pubblica la sua esperienza attraverso Instagram, TikTok e WhatsApp, per far sapere al mondo la realtà che ha vissuto.


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La denuncia sulle condizioni di vita Nel suo messaggio, Bandic descrive un’abitazione inaccettabile, una casa piccola e fatiscente che sarebbe stata adatta a ospitare al massimo cinque persone, ma in cui erano ammassati diciassette calciatori. Gli atleti vivevano “uno addosso all’altro come migranti”, in condizioni di sovraffollamento estremo, e senza il minimo rispetto per le necessità fisiche e psicologiche di chi pratica uno sport professionale.

Il calciatore ha documentato la situazione con un video, mostrando immagini dell’appartamento in cui erano presenti lettini di fortuna, stufette portatili, muri incrostati, e porte sostituite da fogli di carta. La sua denuncia non riguarda solo le condizioni abitative, ma anche il trattamento economico e professionale ricevuto dai giocatori, che percepivano stipendi miseri (200-500 euro al mese), con ritardi nei pagamenti.

La situazione nel club Bandic ha rivelato che molti calciatori erano costretti a vivere in queste condizioni a causa della gestione caotica del club. In alcuni casi, i giocatori erano così sfruttati da essere arrestati dalla polizia, come accaduto a un compagno di squadra per mancanza del permesso di soggiorno. Inoltre, molti atleti non avevano nemmeno la certezza di ricevere il proprio stipendio in tempo. Bandic ha ammesso di aver fatto questa denuncia nonostante la consapevolezza che avrebbe potuto compromettere la sua carriera futura, ma crede che fosse necessario far emergere questa realtà.

Un gesto di coraggio Il calciatore, soprannominato “baby Cavani” per le sue caratteristiche fisiche e tecniche simili a quelle di Edin Dzeko, ha scelto di rendere pubblica la sua storia per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni disumane in cui alcuni atleti sono costretti a vivere, pur svolgendo una professione che richiede sacrificio, dedizione e salute fisica. Bandic ha rivelato di essere tornato a casa dal febbraio 2025, visto che non giocava, ma afferma che, se fosse stato un titolare, avrebbe potuto continuare a sperare che la sua carriera prendesse una piega diversa.

Ora senza contratto, Bandic non ha rimpianti e spera che la sua testimonianza possa aiutare qualcuno che si trovi in una situazione simile. Il suo obiettivo è stato quello di portare alla luce una verità scomoda, facendo luce su una parte del mondo del calcio che spesso rimane nell’ombra.

Il silenzio del club Fino a questo momento, il Drava non ha commentato le accuse mosse dal calciatore, ma non è escluso che possa farlo nelle prossime ore, vista la gravità delle dichiarazioni.

Questa storia, che ha fatto il giro dei social e dei media europei, solleva importanti interrogativi sulla gestione dei club nelle categorie inferiori, dove le condizioni di vita degli atleti possono essere estremamente difficili, compromettendo non solo la loro carriera, ma anche la loro salute e benessere.

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