Kickest
·26 marzo 2025
Juve con Tudor: 6 che possono fare bene con il cambio in panchina

Kickest
·26 marzo 2025
Un progetto mai decollato, un feeling mai sbocciato con lo spogliatoio e un piazzamento Champions che inizia pericolosamente a vacillare: Giuntoli & Co. hanno deciso di troncare la fallimentare Rivoluzione Motta da loro stessi architettata. Una brusca retromarcia rispetto alle idee e ai disegni tecnici di inizio stagione, che non sono riusciti ad attecchire in un ambiente in cui vincere – e farlo da subito – è un imperativo categorico.
Con sole 9 partite da giocare e la necessità di una sterzata immediata, la società si affida a Igor Tudor, personalità carismatica che incarna anima e corpo i dogmi della juventinità, quel principio identitario che a detta di molti il corso di Thiago Motta aveva smarrito. Il legame viscerale che lo lega al bianconero e la conoscenza dell’ambiente, però, non devono distogliere dal percorso di carriera che ha portato alla scelta del tecnico croato: l’eccellente calcio proposto a Verona, la positiva stagione a Marsiglia e la più che buona esperienza alla Lazio – erede del dottrinario gioco di Sarri – nel finale della scorsa stagione, raccontano di un allenatore in grado di lasciare ovunque e in breve tempo il suo marchio e di trasmettere sempre la sua identità alla squadra. Un imprinting ben definito, che ha nel 3-4-2-1 il suo schieramento di partenza e la cui filosofia di gioco si fonda su una fase difensiva aggressiva e impostata su duelli individuali a tutto campo, e su una fase di possesso ritmata e il più possibile verticale. Parole d’ordine: coraggio e aggressività.
Inoltre, la scelta di Tudor come trascinante Caronte fino al termine della stagione, oltre che da un bisogno istantaneo di ripartenza collettiva, segue l’esigenza di rilanciare alcuni giocatori finiti in una spirale di negatività difficilmente spiegabile e di valorizzarne ulteriormente degli altri, che potrebbero esaltarsi nel suo sistema di gioco. Abbiamo provato ad individuarne sei che per congeniali caratteristiche tecniche o fisiche, favorevoli condizioni tattiche, voglia di riscatto o ritrovata stabilità al centro del progetto, potrebbero dare una svolta alla loro stagione e a quella della Juventus.
Potenzialmente il 9 più letale del nostro campionato, troppo spesso limitato dalla sua stessa emotività. Ma il fattore emotivo potrebbe rivelarsi un punto a favore nella congiuntura attuale: il serbo ha più di qualcosa da dimostrare, prima a se stesso, poi alla società che ha tacitamente condiviso la scelta di Motta di declassarlo. Trova un allenatore nelle cui vene ribolle lo stesso sangue balcanico, che non ha mai nascosto una profonda stima nei suoi confronti e con cui ha l’opportunità di sentirsi nuovamente centrale e determinante. Un appuntamento decisivo per il prosieguo della sua carriera. Indipendentemente da ciò che la Juve deciderà di fare del suo cartellino.
Toccato il fondo, è il momento di risalire. Il giocatore totale e imprescindibile ammirato negli anni atalantini non può semplicemente essersi smarrito. Il sistema di Tudor, fatto di ritmo e pressing alto, è eredità della filosofia di Gasperini, con cui Koop ha dato il meglio di sé. Inoltre, il tecnico croato ha già rivitalizzato giocatori con caratteristiche non troppo distanti da quelle dell’olandese: si pensi a Barák, autore della miglior stagione in carriera (11 gol e 4 assist) sotto la sua guida e a Kamada, prima ai margini del progetto con Sarri, poi punto fermo della Lazio dal suo arrivo. L’unico nodo da sciogliere è sulla posizione: mediano o trequartista (più verosimile la prima), Teun ha terreno fertile per ritrovare se stesso.
I lampi di genio e le giocate pittoresche non sono mai mancate al turco. Ciò che è venuto meno è stata la continuità: a volte a sinistra, a volte centrale, a volte a destra, il numero 10 della Juve è stato dirottato su tutta la trequarti e ciò ha inciso sulla sua stabilità e sul suo rendimento. Con Tudor, verosimilmente nel ruolo di trequartista di sinistra, Yıldız avrebbe la possibilità di svariare nel mezzo spazio mancino (quello che preferisce), facendo da collante tra centrocampo e attacco e risultando più incisivo in zona gol. Il giocatore più talentuoso finalmente al centro del progetto.
Il francese è stato fin qui una delle note più liete della stagione bianconera, nonostante in più di un’occasione sia partito dalla panchina per motivi non meglio identificabili. La sua fisicità, il suo passo, lo strappo palla al piede e la capacità di ribaltare il fronte ad ampie falcate sono caratteristiche che si sposano alla perfezione con il disegno tattico di Tudor, con cui potrebbe diventare un centrocampista box-to-box ancora più imperioso e dominante, non solo in termini di dinamismo, ma anche incrementando il suo bottino personale di gol e assist.
A detta di molti tifosi, l’ultimo baluardo della juventinità rimasto in rosa. Di sicuro, è l’unico centrale duro e puro a disposizione del suo nuovo allenatore, che verosimilmente lo impiegherà come fulcro mediano della sua difesa a 3. Una situazione in cui un giocatore fisico come lui, amante del duello corpo a corpo e della lotta a tutto campo, potrebbe esaltarsi più di quanto già non faccia con le sue galoppate palla al piede.
Per quanto riguarda l’americano, il discorso è simile a quello di Thuram: le sue prestazioni non hanno affatto tradito le aspettative. Come spesso gli è capitato in carriera, Weston ha saputo convincere i più scettici con il suo grande dinamismo, la straordinaria duttilità e le abilità negli inserimenti offensivi. Un giocatore a cui sembra impossibile trovare una collocazione, ma allo stesso tempo imprescindibile. E verosimilmente sarà così anche con Tudor, che di sicuro ne apprezza le caratteristiche. Non è ancora chiaro in quale posizione, ma il jolly statunitense, in un modo o nell’altro, si ritaglierà molti minuti e saprà essere decisivo.
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