Visti da vicino | Luca Monticelli | OneFootball

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Hellas Verona FC

·26 de março de 2025

Visti da vicino | Luca Monticelli

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Verona - Quattordicesimo appuntamento con 'Visti da vicino' il format dell’Hellas Verona che ci accompagnerà per tutta la stagione 2024/25, in cui i protagonisti sono i giovani gialloblù della formazione Primavera allenata da mister Paolo Sammarco.

Curiositàaneddotivita personale e naturalmente tanto calcio sono i temi principali di queste interviste. Nell'episodio di questa settimana andremo a scoprire la vita, privata e sportiva, del fantasista della squadra: Luca Monticelli.


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Luca, come hai iniziato a giocare a calcio e a che età?La mia passione per il calcio è nata grazie a mio papà, che ha sempre giocato. Nella sua carriera è stato un buon giocatore, arrivando a fare il semiprofessionista in Belgio. Per questo motivo, da quando ero piccolo, ho sempre avuto un pallone tra i piedi e a 6 anni ho iniziato a giocare nello Standard Liegi, la squadra della mia città. Tuttavia, prima di cominciare con il calcio, ho provato anche la danza, che è una passione di mia mamma, ma con il calcio mi sono trovato subito meglio. Devo dire che nella mia prima partita ho giocato come portiere, ma non mi è piaciuto per niente, anche perché quel giorno nevicava e avevo freddissimo a restare fermo in porta. Dopo la partita ho detto a mio papà che non avrei mai più giocato come portiere”.

Dallo Standard Liegi passi all’Anderlecht, com’è stato crescere nelle giovanili di un club così importante a livello europeo?Dopo sette anni allo Standard, sono passato all’Anderlecht, la squadra di Bruxelles. Questo è stato un momento molto importante per la mia crescita, perché sono anche andato a vivere fuori casa, nelle case famiglia che il club ci metteva a disposizione. Lì sono cresciuto come calciatore e come persona e sono onorato di aver indossato una maglia così storica e prestigiosa. Con l’Anderlecht ho giocato prima nelle giovanili, poi sono stato aggregato alla squadra B, che gioca nella Challenger Pro League, ovvero la seconda divisione belga, dove ho esordito nella stagione 2022/23. Nella stagione successiva ho trovato maggiore continuità e anche i miei primi gol e così ho avuto l’opportunità di esordire con la Prima squadra. Per me è stato incredibile, anche perché mio nonno è un grande tifoso dell’Anderlecht e quell’esordio è stato per lui”.

Hai già nominato tuo nonno e tuo papà, vuoi parlarci di loro?Come si capisce dal mio cognome, ho origini italiane. Mio nonno, Beppino, è di un paese vicino a Pescara, mentre mia nonna, Pierina, è di Lecce. Mio papà, Domenico, invece, è nato in Belgio e lì ha conosciuto mia mamma, Martina, che è belga. Ho anche una sorella maggiore che si chiama Romane e una più piccola, Lena. Per me, tutta la mia famiglia è fondamentale e quando vado in campo so che sono obbligato a fare bene anche per loro. Essere calciatore era il sogno di mio nonno e di mio papà, loro me l’hanno trasmesso. Io voglio riuscirci per me stesso, ma soprattutto per loro, per realizzare il nostro sogno. Se oggi posso giocare a calcio ed essere felice, il merito è tutto loro”.

Quest’estate ti trasferisci all’Hellas, cosa puoi dirci del tuo trasferimento?Quando ho saputo dell’interessamento del Verona, sono stato felicissimo, perché giocare in Italia è sempre stato un mio sogno, anche perché mi sento italiano. Appena arrivato qui, non è stato facile nelle prime due settimane, ma poi mi sono subito ambientato e ora mi trovo davvero bene con tutti, compagni e staff. Verona è una città bellissima e mi sento molto tranquillo qui.”

Che differenza c’è tra la seconda lega belga e la Primavera 1?Credo che per un giovane crescere nella seconda divisione belga sia una bella opportunità, perché ogni settimana affronti dei professionisti più grandi e fisicamente più forti e questo aiuta veramente tanto a crescere. Qui invece si è più preparati sulla tattica e su come preparare al meglio le partite. Credo che nel calcio siano importanti sia la tecnica che la tattica ed è giusto crescere in entrambi gli aspetti”.

Il campionato di Primavera 1 sta entrando nella fase finale, come ti sei trovato in questa tua prima stagione in Italia?Prima di venire qui pensavo che questo campionato fosse più facile, visto che venivo da un contesto di calcio professionistico, ma mi sbagliavo. Il campionato di Primavera 1 è molto difficile, perché si gioca contro avversari veramente forti. Quando affronti i grandi club, tutti i giocatori sono molto bravi con la palla, molto tecnici e sanno perfettamente giocare insieme. Ma anche contro le altre squadre non è affatto facile, ci sono tantissime difficoltà, perché il livello dei giocatori è molto alto”.

Hai segnato il tuo primo gol in Coppa Italia contro il Cesena, mentre il primo in campionato è arrivato nella vittoria contro la Juventus a Torino. Che emozione hai provato?Aspettavo tanto questi gol, perché inizialmente non arrivavano. Quando segni è sempre un’emozione unica e dopo aver fatto gol ti senti in una maniera speciale, tutto ti sembra più facile”.

Ti abbiamo visto giocare in più ruoli: seconda punta, mezzala, esterno a tutto campo. Ma tu cosa preferisci?A me piace essere libero in campo, potermi muovere e svariare su più posizioni. Per questo direi che il ruolo in cui mi trovo meglio è quello di seconda punta, in cui posso muovermi su tutto il fronte d’attacco. Ma sono contento che il mister veda in me un giocatore completo, che può ricoprire più ruoli e sono sempre pronto a dare il massimo in ogni posizione che il mister decida per me.”

Mister Sammarco cosa ti chiede di fare in campo?Il mister mi dice sempre che devo provare a incidere il più possibile, quindi cercare di segnare o di fare assist per far vincere la squadra. Mi chiede di mettere la mia individualità al servizio dei compagni ma facendomi notare e cercando di mettere la mia firma”.

Com’è allenarsi con la Prima squadra e giocare contro di loro nelle partite d’allenamento?È tutto più veloce, più tecnico e anche fisico, perché si gioca con ragazzi più grandi che sono già professionisti affermati”.

C’è qualche giocatore della Prima squadra che guardi come fonte di ispirazione?Direi Suslov. Non perché mi riveda in lui in campo, ma per quello che fa in ogni partita. Lui è molto veloce e tecnico, ma soprattutto mette emozione in campo e dà tutto per la squadra”.

Che obiettivi ti sei posto per questo finale di stagione?Per me è importante vincere più partite possibili e, alla fine, vedere dove siamo arrivati. Giocare i playoff sarebbe fantastico, naturalmente. Sul piano personale, voglio continuare a segnare e a fare più assist possibili”.

Cosa puoi dirci della tua esperienza con le giovanili della nazionale belga? “Ho iniziato a giocare con il Belgio nell'Under 15 e sono arrivato a giocare con l’Under 19 e ora vedremo cosa succederà. Non nego, però, che il mio vero obiettivo sarebbe giocare con la maglia azzurra, perché, pur essendo nato in Belgio, da quando sono piccolo ho sempre detto a mio papà: ‘da grande voglio giocare per l’Italia’”.

Stai imparando bene l’italiano, come sta andando?Noi in casa abbiamo sempre parlato il belga, anche se i miei nonni e mio papà parlano perfettamente italiano. Ora, per imparare meglio la lingua dato che sono in Italia, cerco sempre di parlare italiano, anche con mio papà, che mi aiuta molto a migliorare. Mi serve l’italiano anche per comunicare meglio con i compagni di squadra, anche se già parlo francese, belga e inglese.”

Come ti stai trovando nel convitto della squadra?Molto bene. Mi trovo bene con tutti i ragazzi, non ci manca nulla e siamo contenti. Vivere insieme ci aiuta anche a creare un ambiente migliore, spesso giochiamo alla playstation o guardiamo le partite. Vivere nello stesso posto aiuta tanto a creare un bel gruppo”.

Tra i compagni di squadra c’è qualcuno con cui hai legato maggiormente?Sicuramente mi sono trovato bene fin dall’inizio con Jablonski, che come me è belga e quindi mi ha aiutato molto all’inizio. Mi trovo bene anche con Agbonifo e Philippe ma, in generale, anche con tutti gli altri”.

Quando non giochi a calcio, cosa ti piace fare?Mi piace uscire, andare in giro con gli amici, girare per il centro e andare al cinema. Non c’è nulla di particolare che faccio, semplicemente mi piace uscire e farmi un giro”.

Hai finito di studiare?Sì, ho finito il percorso di studi in Belgio. Lì il sistema scolastico è un po’ diverso e già due anni fa mi sono diplomato. L’anno scorso avevo iniziato a fare l’Università a Bruxelles, nel corso di laurea in Lingue e Scienze economiche, ma trasferendomi qui in Italia ho deciso di mettere lo studio in pausa, pensando solo al calcio.”

C’è qualcuno che vuoi ringraziare per il tuo percorso qui al Verona?Ci sono tante persone. Per prima cosa voglio ringraziare Lorenzo Salvadori, il Team Manager della squadra, che lavora tanto e bene per noi. Poi ci sono il mister Sammarco e il direttore Margiotta, che naturalmente mi hanno aiutato tanto. Sono molto importanti anche i nostri tutor che ci seguono in convitto, come Santo, Matteo e Leonardo, che non ci fanno mai mancare nulla. Naturalmente, anche tutto lo staff e Giorgio Rossi, il magazziniere della squadra, che è un mio amico, un po’ come un secondo nonno. Oltre al mondo dell’Hellas, voglio ringraziare anche i miei amici del Belgio che mi stanno sempre molto vicino, mi vengono a trovare e mi danno tanti aiuti”.

Parlando un po’ dei tuoi compagni, chi pensi siano i più tecnici della squadra?Direi che siamo sullo stesso piano, io, Pavanati e Jablonski”.

Chi è il difensore che ti mette più in difficoltà in allenamento?Difficile da dire, sono tutti molto forti, fisici, veloci e intelligenti. Se devo fare dei nomi, dico Kurti e Nwachukwu”.

Che tipo di musica ascolti?Sto provando ad ascoltare un po’ di reggaeton e musica spagnola, ma io sono per la musica francese, anche se mi piace un po’ tutto. Ogni tanto, nello spogliatoio, mettiamo la musica anche noi francesi”.

Per concludere, preferisci il gol o l’assist?Per me l’assist, senza dubbio. Fare un bel assist è più difficile che fare un bel gol, perché il passaggio finale, con il giusto angolo, la giusta precisione e potenza, è sempre un gesto tecnico molto difficile e riuscirci dà tanta soddisfazione”.

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